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Stivaletti Pelle FASCIANI Nero ALBERTO ULISSE42048 Uomo L’intervista al cantautore romano che nel nuovo album, “Le Promesse dal Mondo”, affronta un fenomemo tragico come quello dell’immigrazione trattandolo da diversi punti di vista attraverso parole pungenti che fanno riflettere

di Francesca Ceccarelli - 02 gennaio 2018

L’artista delle grandi attese Flavio Giurato ma che, quando torna, assesta colpi mirati e pieni di senso. A due anni dal suo ultimo lavoro, Le Promesse dal Mondo è un concept album eterogeneo e con un tragico filo conduttore, quello dell’immigrazione trattato da diversi punti di vista, su un asse temporale trasversale fatto di parole pungenti, pensate e che soprattutto fanno riflettere.

Ascoltando il tuo album mi viene in mente subito un parallelismo letterario con il “flusso di coscienza” alla James Joyce per intenderci: mi pare si tratti molto di più di parola cantata che di canzone pura…
“Il punto di riferimento per “parola cantata” che più mi appartiene è Carmelo Bene. Penso a Quattro modi diversi di morire in versi ad esempio, o, per intenderci, alla celebre Lectura Dantis fatta su una delle due Torri degli Asinelli. Per quanto riguarda quello che faccio io, mi pare si tratti di canzone d’autore, che vuol dire un pirla o un bischero o uno scimunito (dipende dalla latitudine) che scrive un testo, compone una musica e poi è in grado di esibirsi in pubblico con una chitarra o un pianoforte. Se poi, con la tua domanda, volevi chiedermi se io faccio o non faccio canzoni in forma tradizionale, ti dico che ho cominciato a rompere gli schemi già dai primi lavori. Per arrivare a Marco Polo, dove il distacco dalla consuetudine diventa definitivo. Poi mi dici di Joyce e del suo stream of consciousness. Allora ti rispondo, sinceramente, che più di Joyce, quando scrivo, vorrei seduti accanto a me, a sinistra Borges, a destra Conrad”.

Le tue sono da sempre, e a loro modo, canzoni impegnate, anche politicizzate volendo, comunque portatrici di un messaggio preciso, anche stavolta torni a parlare di un tema scottante come quello dell’immigrazione, oggi più che mai attuale in Italia e non solo. Perché questa urgenza?
“L’urgenza è relativa al bisogno di comunicare gli stati generali dell’anima. Di tutti i miei lavori soltanto Marco Polo non era urgente, perché ruotava attorno a dilemmi e domande di natura esistenziale: il viaggio mentale di un occidentale in Oriente, l’Oriente come punto di nascita per vedere se la storia del viaggio è già scritta. Tutti il resto di quel che ho pubblicato è stato sempre suggerito dall’attualità, attualità che ho messo in maschera e costume di scena, naturalmente.
Il ventennio fascista di Per futili motivi per la violenza metropolitana degli ultimi anni 70. Il completo da tennis Sergio Tacchini de Il tuffatore per gli anni 80, gli anni di Craxi e Publitalia. La strage di Stato compiuta in cielo, Sole e Baleno come Sacco e Vanzetti, la carta stampata degli otturatori, l’omicidio politico di un poeta, la morte di Pier Paolo Pasolini, la detenzione americana di Silvia Baraldini, fino all’acquisto di Nesta da parte del Milan de Il manuale del cantautore per attraversare gli anni 90 e i primi anni del nuovo millennio come tanti nastri magnetici avvolti su pezzi di realtà. La scomparsa di Majorana con i suoi appunti lasciati ad una generazione di cervelli in fuga, l’infanzia perduta di una banda di bambini diventata la gioventù quarantenne dei call center. Papa Francesco e l’ospitalità come sacro, la migrazione estrema degli sposi di Srebnica, i migranti salvati in mare, Ugo Forno che sancisce la sua libertà di transito su Ponte Salario, il contadino messicano che finisce grigliato sul filo spinato ad alta tensione ci ricordano quanto non siano state mantenute Le promesse del mondo. Quasi tutto quello che ho fatto è sempre stato dettato dall’attualità”.

FASCIANI Stivaletti ALBERTO Pelle Nero Uomo ULISSE42048 Ti definisci un artigiano della musica, me lo spieghi?
“La musica che accompagna la nostra vita quotidiana, in casa, al supermercato, in metro, in macchina, in palestra, è prodotta con materiali, metodi e ritmi industriali. Ubbidiente figlia di una cultura da cartellino e tornello. La musica che faccio io è prodotta secondo metodi artigianali e contadini. Quando registriamo non c’è nessun metronomo analogico o digitale e non ci sono i leggii per sorreggere parti scritte. La lavorazione è scandita in accordo con le fasi lunari, come nell’agricoltura biologica”.


L’Ipocrisia

Sei stato definito “il segreto meglio custodito della scena cantautorale italiana”, ti senti strette queste parole che ti dipingono un po’ l’antidivo e l’antimercato della scena musicale italiana?
“Essere un segreto ben custodito o essere definito un artista di culto, sono tutte belle parole per dire che non vendi i dischi”.

Nel disco il fenomeno dell’immigrazione è preso a tutte le latitudini e longitudini in diverse epoche storiche, dall’antica Roma alla Seconda Guerra Mondiale, dai Balcani degli anni ’90 fino al Messico e al Mediterraneo dei nostri: che tipo di ricerca c’è stata dietro ai testi?
“L’unica ricerca che c’è dietro ai testi è la stessa che facevano i registi italiani degli anni cinquanta. Rubare le frasi sentite per strada. La vita di tutti i giorni come collaborazione alla sceneggiatura”.

Il tuo esordio discografico risale al 1978, con Per Futili Motivi, vinile mai ristampato su CD ed attualmente reperibile solo nei negozi e nei siti di rarità per collezionisti, come ti poni nei confronti del digitale?
“Il Novecento è il secolo della riproduzione meccanica dell’opera d’arte. Il vinile imponeva implacabili condizioni: non più di venti minuti a facciata, alzare la puntina, girare il disco e riabbassare la puntina. Bisognava tenere presente che ci sarebbe stato il pezzo che apriva il lato A e tutto il disco, il pezzo che concludeva il lato A e la prima metà del disco, il pezzo che apriva il lato B e la seconda metà e poi quello che chiudeva tutto il lavoro. Oltre al limite di tempo, in composizione, dovevo tener presente tutto questo. Il digitale è un flusso continuo senza obblighi, tranne quello di restare nella lunghezza della Nona di Beethoven. La capienza massima di un cd è stata decisa tecnicamente perché potesse contenere integralmente la Nona di Beethoven, proprio per un ascolto senza doversi alzare dal divano. L’avvento del digitale ha cambiato radicalmente anche la maniera di registrare, rendendola accessibile a tutti. Non c’è più bisogno di un vero studio, basta una stanza con una presa di corrente”.

Il Tuffatore, è considerato da tutti il tuo capolavoro assoluto. Hai ispirato anche numerosi scrittori: che rapporto hai con la letteratura?
“La letteratura ti resta addosso, come la realtà, forse anche più della realtà. Il rondone da Per futili motivi è ispirato da Comma 22 di ALBERTO Pelle Nero ULISSE42048 Stivaletti Uomo FASCIANI Joseph Heller: chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo. E così il cinema. “E allora ditemi voi un altro modo per non lasciare Simone alla sua sorte” che senti in Simone, da Il Tuffatore, è una battuta di Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti. I bambini che si nascondono sotto il pelo dell’acqua usando le canne di bambù per respirare de I cavalieri del Re da La scomparsa di Majorana somigliano molto ai bambini de La canta delle marane diALBERTO Nero FASCIANI ULISSE42048 Stivaletti Pelle Uomo Cecilia Mangini… o può essere anche la pittura. Vedi A Bigger Splash di David Hockney che, in riproduzione tenuta in camicia di plastica, era nel fodero della chitarra che Piero Tievoli ha usato ne Il Tuffatore. Quelli che fanno canzone d’autore non hanno scrupoli, la società che osservano è come il maiale, non si butta via niente, acchiappano tutto”.

Hai mai pensato di scrivere un libro?
“Trent’anni fa, ai tempi delle registrazioni di Marco Polo, tra Roma, Milano e Londra, ho scritto un libro mai pubblicato. Conto di farlo entro il prossimo anno. Il titolo? Marco Polo.

“Amore non innamorarti di un cantautore perché poi finisci in una canzone”, hai mai dedicato una canzone a una persona di cui ti eri pedutamente innamorato?
“Sì, sempre”.


Soundcheck (audio)

Per un anno hai lavorato come musicoterapeuta, come è stata questa esperienza?
“Ho lavorato come musicoterapeuta in un manicomio… scusate, i manicomi non esistono più, in una clinica psichiatrica. Questa esperienza ha fortificato la mia convinzione che gli armonici, il grande mistero della musica, hanno un innegabile potere curativo”.

Voglio essere un tuffatore per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria, qual è l’elemento o anche la dimensione cui ti senti più a tuo agio?
“La solitudine sorvegliata da pianoforte e chitarra, continuamente minacciata da una demanding family, cane con i suoi odori di vento inclusi”.

Pelle Uomo ULISSE42048 Nero FASCIANI Stivaletti ALBERTO Nun c’è speranza oggi pe’ domani / mettemose a cantà stàmose boni / ‘sti botti che sentite nun so’ niente / è ‘n temporale novo pe’ la gente / oppure so’ dei fochi d’artificio / guardamo a naso in su co’ ‘n ber soriso. In quest’epoca di forti equilibri instabili, possiamo continuare a essere fiduciosi?
“Sì, certo. Basta non trasformare le crisi in drammi. Le promesse del mondo sono quelle che facciamo a quelli che ancora devono nascere. Dobbiamo avere fiducia che un giorno verranno mantenute”.

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